La comunità come luogo dove riscoprire la giustizia.
Lavorare nella comunità, e con la comunità, sul tema della giustizia crea delle opportunità di contatto e di conoscenza che possono avvicinare al paradigma riparativo, grazie ad esperienze e attività che mirano a costruire luoghi di ascolto e di confronto dove le persone riescano a praticare un dialogo vero, responsabile, non giudicante e solidale. Se la giustizia riparativa è, anche, la possibilità di ristabilire delle giuste relazioni, attraverso dei percorsi che si preoccupano di raccogliere bisogni, domande, frustrazione, rabbia, ovvero tutto ciò a cui, all’interno di un procedimento penale ordinario, è difficile dare uno spazio adeguato, ecco che in ogni percorso riparativo non può essere dimenticata la comunità come portatrice degli stessi sentimenti e bisogni delle altre parti coinvolte in una fatto dannoso.
Alcuni esempi sono le attività che, anche attraverso il Tavolo permanente per la giustizia riparativa si mettono in campo: serate di sensibilizzazione all’interno della Settimana europea della giustizia riparativa, incontri con la comunità nelle circoscrizioni del comune di Verona, presenza all’Edicola dell’ascolto in Veronetta, partecipazione a eventi pubblici in occasione di manifestazioni, convegni, seminari.
Vista da un’altra prospettiva, la comunità incontra il paradigma riparativo attraverso l’attività socialmente utile (definibile anche attività di volontariato atipica) che le persone, inserite in un percorso penale, devono o possono svolgere all’interno di un ente, che spesso è un ente di Terzo settore. Attraverso questi percorsi, le persone scoprono il valore della cittadinanza attiva, entrano in contatto con bisogni sociali che non avevano conosciuto, si rendono parte attiva nel supportare, con la loro attività, la causa dell’ente che li ha accolti; ma, soprattutto, trovano spazio per una rielaborazione non giudicante del loro percorso, mettendo a disposizione le proprie conoscenze, competenze, abilità in modo gratuito.
Ecco una testimonianza diretta!
“Sarebbe forse banale dire che è stata un’esperienza positiva e vorrei invece riuscire ad esprimere il sentimento e le sensazioni che ho vissuto partecipando al percorso. Credo che il risultato migliore sia stato collocare il percorso della giustizia riparativa in un’ottica di attenzione inclusiva e in una dimensione di partecipazione personale attiva e costruttiva. Le persone che hanno interagito con il gruppo sono riuscite a creare un ponte tra il vissuto in discussione e la prospettiva di riscatto, adempiendo molto bene agli obiettivi proposti: consapevolezza delle responsabilità, analisi e valutazione critica del proprio vissuto, accettazione consapevole della possibilità di riscatto. Tutto questo in un clima sereno e non giudicante.”
a cura di Irene Magri – CSV Verona